Diegocare's Blog

Aggiornamento su Copenaghen

Posted on: 10 dicembre 2009


dal sito di tiscali Italia

Copenaghen: attesa la risposta Usa alla sfida cinese sui tagli ai gas serraLa proposta di Pechino agli Stati Uniti è stata chiara: tagliare le emissioni di Co2 della metà al 2050 se i paesi ricchi ridurranno la Co2 del 25-40 per cento al 2020. E oggi, al quarto giorno di vertice Onu sul clima, tutti attendono una risposta alla sfida cinese. Il capo negoziatore Xie Zhenhua aveva infatti incalzato la Casa Bianca chiamando direttamente in causa il presidente Barack Obama perché aumenti gli obiettivi di riduzione dell’anidride carbonica.Le quote da rivedere – Gli Usa avevano precedentemente annunciato un taglio del 17% di Co2 al 2020 rispetto al 2005 (pari al 4%). Ma si tratta di dati insufficienti, anche per l’Ue, a raggiungere l’obiettivo del 30% al 2020. Per la Cina il taglio per i paesi industrializzati dovrebbero essere del 25-40% al 2020 e in questo caso anche Pechino si dice disponibile a ridurre della metà i gas serra al 2050.Gran finale con premier e ministri – Intanto si avvicina a grandi passi il momento della verità. Sabato 12 dicembre, infatti, il processo tecnico-negoziale di questa prima settimana si deve chiudere per dare il via alla seconda fase quella in cui entrano in scena i ministri. In molti hanno anticipato l’arrivo. Per l’Italia, nel fine settimana è prevista la presenza del ministro Stefania Prestigiacomo. La sessione ministeriale, comunque, viene formalmente aperta martedì 15 dicembre. Solo successivamente arriveranno premier e capi di stato, probabilmente nella serata del 17 per chiudere il vertice il 18, anche se in molti già parlano di una chiusura posticipata alla sessione notturna tra venerdì 18 e sabato 19.È scontro sugli aiuti – Al vertice Onu è guerra di cifre non solo sui tagli ai gas serra ma anche sugli aiuti ai Paesi poveri. In scena, sempre la Cina, che si unisce al “popolo” dei G77, il gruppo di 131 paesi in gran parte via di sviluppo, e all’India. “Dieci miliardi di dollari all’anno per il triennio 2010-2012 non basta, occorre un obiettivo a lungo termine”, ha detto il capo negoziatore Xie Zhenuha.La divisione fra Nord e Sud – Gli Usa dal canto loro annunciano un fondo mentre la Danimarca promette finanziamenti. E si guarda anche all’Europa dove però, gli impegni assunti dagli Stati Uniti sono ritenuti “non comparabili agli sforzi assunti dall’Ue” e dove si ritiene che “non sia il momento di prendere la decisione di portare gli sforzi di riduzione al 30%”. Intanto, la frattura nord-sud del mondo si allarga. Ecco come si sta giocando la partita clima a Copenaghen:Cina-India-G77 – La Cina chiede al presidente Usa, Barack Obama di aumentare l’offerta di riduzione delle emissioni di Co2. In cambio offre un ruolo costruttivo. L’India dal canto suo, parla di unità di intenti con Cina e G77 nel non volere un accordo incompleto a tutti i costi.Usa – Disponibili a un fondo di aiuto ai paesi poveri ma non ancora quantificato. A Copenaghen la responsabile dell’Agenzia americana per l’ambiente (Epa), Lisa Jackson ha ricordato gli sforzi nella lotta ai gas serra dell’amministrazione Obama (efficienza energetica, rinnovabili, rinnovo del parco auto) e ha sottolineato il lavoro del Presidente con il Congresso per approvare la legislazione su clima ed energia che stabilisce obiettivi giuridicamente vincolanti per i settori produttivi per ridurre le emissioni di oltre l’80% rispetto ai livelli attuali entro il 2050. Ora l’annuncio di taglio di Co2 Usa è del 17%, entro il 2020, sul 2005 (pari al 4% sul ’90, l’anno di riferimento per i paesi aderenti a Kyoto).Balletto di cifre – Si parla di un impegno per il periodo 2010-2012. La Gran Bretagna si è già impegnata con 800 milioni di sterline (880 milioni di euro) per i tre anni. La Commissione Ue ha stimato tra i 5 e i 7 miliardi di euro l’ anno per i tre anni di riferimento il bisogno globale per i paesi poveri. Proprio mercoledì, il paese ospitante, la Danimarca, ha dichiarato un impegno di 160 milioni di euro per i paesi più poveri per il periodo 2010-2012 di avvio rapido (fast start) verso gli impegni del 2013. Ma i Paesi in via di sviluppo chiedono di più e soprattutto impegni a lungo termine. Per il Brasile il Fondo dovrebbe poter contare su 300 miliardi di dollari.Troppo potere ai ricchi – Più potere ai paesi industrializzati e ruolo sempre più marginale dell’Onu per i negoziati futuri. Questi alcuni dei temi contenuti nella bozza di accordo, la cosiddetta “bozza danese”, circolata in questi giorni a Copenaghen. Nella bozza, elaborata da un circolo ristretto di nazioni, che a quanto pare include Danimarca, Usa e Gran Bretagna, vi sarebbero tra l’altro, misure che permetterebbero ai paesi ricchi di consumare (nel 2050) quote procapite di CO2 doppie rispetto a quelle dei paesi in via di sviluppo. Il testo, secondo le indiscrezioni, punta a passare la gestione degli aspetti finanziari delle misure anti-cambiamento climatico alla Banca Mondiale e al contempo mira ad archiviare il trattato di Kyoto.Le proteste – La polizia ha confiscato a Copenaghen armi rudimentali tra cui cesoie, scudi di legno (con lo slogan “Reclama il potere”) e bombe di vernice e inchiostro. Non ci sono stati arresti. Non si ferma intanto la rabbia dei Paesi in via di sviluppo per essere stati letteralmente “scartati” dalla trattativa e dal testo. Attivisti di Actionaid Copenaghen tutti vestiti di rosso con il cappello nero, in stile Michael Jackson sistemati come se fosse un coro, hanno ieri estratto un grande manifesto che recitava: “I Paesi ricchi paghino il loro debito”. Un gruppo misto di Paesi in via di sviluppo, tra Africa e Sudamerica hanno chiesto “giustizia climatica”. La protesta si è spinta fino alla porta della grande sala dei delegati con i rappresentanti di Tuvalu, un piccolo arcipelago del Pacifico.Milioni persone in pericolo – La crisi del clima colpisce oggi già più di 300 milioni di persone ma a metà del secolo saranno un miliardo di cui 600 milioni solo in Africa. E a lanciare un disperato grido di allarme c’è anche il piccolo Stato di Tuvalu – nove atolli nel Pacifico del Sud e 11.000 abitanti che teme di essere sommerso a causa del riscaldamento climatico.10 dicembre 2009

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