Diegocare's Blog

Per scrivere un articolo di giornale

Posted on: 7 gennaio 2014


Riporto un post presente nel Portale Treccani, scritto da Matteo Bartocci, utile per chi vuole imparare a scrivere un articolo di giornale.

Qui il link all’articolo originale.

8 CONSIGLI PER SCRIVERE UN ARTICOLO GIORNALISTICO

di Matteo Bartocci *

Scrivere un articolo giornalistico è solo l’ultimo passaggio di un lavoro preliminare molto approfondito. Avere le idee chiare prima di scrivere è necessario. Ecco 8 consigli per non fare errori durante l’esame e scrivere un buon testo.

1) La notizia innanzitutto. Sembra banale ma non lo è. Ci sono super-cronisti che fiutano le notizie lontano un miglio. Ma è un’arte talmente misteriosa che nessuno sa come facciano. I giornalisti “normali” invece sanno che non c’è nulla di più prezioso delle proprie fonti. Perciò studiale bene. Guarda con attenzione il materiale che hai sotto mano. E’ come il lavoro di un detective. Valuta quali sono le cose più importanti tra tutto quello che hai a disposizione. Mettile in fila temporalmente e scopri i nessi. Pensa che cosa ti ha incuriosito o colpito di più. Osserva se tra le fonti che hai a disposizione alcune sono in contraddizione tra loro. Oppure, comparandole o mettendole vicine nel tuo scritto, giudica se si rafforzano e si illuminano tra loro come in un gioco di specchi.
 
2) Pensa al titolo. E’ il tuo biglietto da visita nell’occhio del lettore. Se hai in mente un buon titolo hai anche in mente un bell’articolo. Il titolo, essenzialmente, è una descrizione del tuo articolo. E il tuo articolo è la descrizione di una notizia. Che a sua volta è la forma narrativa di un fatto o di una serie di fatti. Perciò cerca di non partire dalla fine. Cerca di non scrivere prima l’articolo e poi titolarlo. Immagina subito un titolo, anche provvisorio, e appuntalo in testa al tuo articolo. Poi mettiti al lavoro. Se il lettore casca nella trappola che hai predisposto con un bel titolo, è il momento di non farlo scappare.
Quando scrivi un articolo, le parti più importanti e più difficili da scrivere sono essenzialmente tre: il titolo (a questo punto dovresti averlo almeno immaginato), l’attacco del pezzo (il “lead”) e la conclusione.

3) L’attacco. Se hai un buon attacco hai anche il resto dell’articolo. L’attacco di un articolo è come il tappeto rosso di fronte a un cinema, è l’invito a entrare, a perdere del tempo prezioso e a leggere quello che hai da raccontare. Metti molta cura nello scrivere il lead. Ci sono diversi modi per farlo e con l’esercizio anche tu troverai il tuo. Ricordati però che nell’attacco, cioè nel primo paragrafo di un articolo, devono essere contenuti in sintesi tutti gli elementi principali della notizia. Le famose “5 W” (chi, cosa, dove, quando e perché, cioè “who, what, where, when, why”) devono essere scolpite nelle tue dita: la notizia viene prima di tutto. Prima di qualsiasi velleità artistica o emozione personale. Ci sono giornalisti che scrivono sotto le bombe e altri che dettano un servizio in mezzo a una piazza in rivolta. Sempre, in tutti i casi, devono raccontare la notizia. Subito. Ogni riga che perdi è sempre troppo tardi. Se riesci a fare questo, però, hai fatto solo metà del tuo duro lavoro sull’attacco.
Perché l’attacco oltre ad avere un contenuto ben definito (la notizia) è anche la carta adesiva su cui devono attaccarsi gli occhi del lettore. Perciò elimina ogni parola superflua finché non ottieni poche righe semplici, essenziali ma coinvolgenti, non piatte né sciatte. Devono informare e incuriosire, suggerire al lettore che hai materiale e storie sufficienti per farlo andare avanti. Scrivi l’attacco. Poi vai a capo. E qui comincia il lavoro vero e proprio sul corpo dell’articolo.

4) Arrivato a questo punto è davvero inevitabile pensare al tuo lettore. L’hai incuriosito con un buon titolo e hai costruito il portone d’accesso a quanto hai da raccontargli con l’attacco. Adesso devi dedicarti proprio a lui, al tuo lettore. Che tipo è? Cosa gli interessa? Quanti anni ha? Cosa gli piace sapere? Perché dovrebbe ascoltare la storia che hai da raccontargli? Immagina mentalmente un tipo di pubblico interessato al tuo articolo. Dagli un volto. E poi rendigli impossibile non sapere quello che hai da raccontargli. La pagina bianca è solo una porta che tu vuoi attraversare per incontrare qualcuno e parlargli. Non c’è giornalismo senza un pubblico. Perciò la tua relazione col lettore è altrettanto importante della tua comprensione delle fonti. Un buon attacco è come un bel sms a una fidanzata o a un fidanzato, deve dire molto in poco spazio. E’ un concentrato di informazione professionale lungo poche righe.

5) Immaginato titolo, attacco e pubblico, è il momento di mettersi a scrivere con umiltà le notizie che hai raccolto. Comincia a sciogliere e a inserire i vari elementi che hai reperito nelle tue fonti. Essenzialmente, il “corpo” di un articolo – la sua parte centrale – è una storia basata su fatti. Senza “cose” da raccontare non c’è nessun articolo. Se nell’attacco e nel titolo hai già dato gli elementi fondamentali adesso puoi dispiegare nel testo le “5 W” con dovizia di particolari. E’ a questo punto, dal secondo paragrafo in poi, che puoi far capire l’importanza per il “mondo” della notizia che stai raccontando.

6) E se non ci riesci? Ci sono milioni di persone che inventano storie molto piacevoli ma non raccontano nessuna notizia. Il tuo dovere è attenerti ai fatti e alle tue fonti. In teoria, oltre le tue fonti c’è il nulla. Spiega i fatti e mettili l’uno accanto all’altro in modo da far parlare, come si dice, la “forza delle cose”. Può capitare che nel materiale che hai avuto non si riescano subito a vedere fatti degni di nota. O che, pur vedendoli, non si sappia come raccontarli in modo piacevole. Se non trovi le notizie allora devi ricominciare. Se hai le notizie ma non sai come raccontarle invece non è niente di grave. Capita a tutti. Un vecchio direttore diceva ai suoi cronisti paralizzati dall’angoscia della pagina bianca: “Non riesci a scrivere? Metti in testa all’articolo ‘cara mamma’ e poi raccontale tutto quello che hai scoperto. Quando hai finito l’articolo, cancella ‘cara mamma’ e metti in pagina così com’è”. E’ un trucco che ha funzionato anche nei casi più disperati. Fai un bel respiro. Immagina un volto amico e raccontagli quello che hai visto. 

7) Prima di concludere l’articolo, come nella vita, bisogna salutarsi. E’ bello farlo con un “arrivederci” invece che con un addio. Anche il tuo lettore va salutato con cortesia e professionalità. Su questo ci sono diverse scuole di pensiero. Gli americani sono pragmatici e ritengono che alla fine si debba costruire una via d’uscita dall’articolo aggiungendo elementi di sfondo, fatti magari meno centrali ma comunque importanti. Nella tradizione anglosassone i pezzi hanno una struttura “a piramide” in cui alla fine, per così dire, ci sono le cose meno urgenti. Tuttavia, se qualcuno ha letto quello che hai scritto fino in fondo vuol dire che l’ha apprezzato. Perciò metti una cura particolare nell’ultimo paragrafo. Cerca di terminare con una frase di senso compiuto. Non necessariamente a effetto ma comunque degna di nota. E’ l’ultima cosa che il lettore saprà del tuo articolo prima di passare ad altro, perciò pensaci bene. Nelle redazioni italiane in genere si dice che le cose più importanti di un pezzo stanno all’inizio e alla fine. Inizio e fine da soli valgono metà dell’articolo. E’ come il finale di un film. Un bel film con un finale tirato via, brusco o improvviso, non fa uscire dal cinema soddisfatti. Cerca di evitarlo.

8) Mentre lavori al tuo articolo ricordati che deve essere un piacere scriverlo prima ancora che leggerlo. Come un grande romanzo, anche un articolo può restare nella storia. Ma a differenza di un romanzo, l’articolo di un giornale è anche un oggetto che si consuma in pochi minuti. Perciò oltre che preciso deve essere anche piacevole. Se quello che stai scrivendo non incuriosisce te per primo è molto difficile possa interessare un lettore qualsiasi o il tuo professore, che indaffarato com’è rischia di sottovalutare tutto il tuo lavoro.

Perciò, studia le tue fonti, misura le parole, ma soprattutto – benché sia un esame -, divertiti.

* Matteo Bartocci (Roma, 1975) è caporedattore del quotidiano “il manifesto”.

Pubblicato il 24/05/2012

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