Diegocare's Blog

Archive for ottobre 2014


Care patatine della 3F, come d’accordo ecco le 10 domande sul brano a p. 250 dell’antologia intitolato “Le rabbie improvvise di Luca”. Sono da svolgere per giovedì 6 novembre: poiché dal 3 al 5 siamo “impegnati”, vi consiglio di programmare i compiti per casa per non trovarvi a svolgerle durante la notte del 5 novembre…

Buon lavoro!

Rispondi alle seguenti domande relative al testo “Le rabbie improvvise di Luca” di pag. 250 del libro di antologia.

  1. Qual è il significato del verbo “divorare” (riga 4)?
  2. Come possiamo sostituire l’espressione “era soggetto” (riga 5)?
  3. Il gerundio “recandosi” (riga 8) è riferito a Luca oppure al tram? Come fai a saperlo?
  4. Cosa significa “metterlo fuori di sé” (riga 14)? Secondo te che senso ha questa espressione?
  5. Qual è la differenza tra il verbo “scagliare” (riga 16) e il verbo “gettare”?
  6. Cosa s’intende con l’espressione “meccanica spicciola” (riga 25)
  7. Con quale parola puoi sostituire il termine “ferri” (riga 1 pag. 251)?
  8. In che senso il contato dei fili è stato “prematuro” (riga 3 p. 251)? Cosa presuppone questo termine?
  9. Qual è il complemento oggetto del verbo “conoscere” (riga 11 p. 251)?
  10. Come possiamo spiegare la frase “sentendo nello stesso tempo con amarezza che le carezze materne non lo proteggevano né lo consolavano più come un tempo” (righe 16-17-18 p. 251)? Cosa implica questa frase, in particolare con le parole “come un tempo”?

Finalmente la mappa completa sull’ortografia, con tanto di rami sull’accento (tonico), sulle maiuscole e su elisione e troncamento! Buon… divertimento!

Mappa completa sull'ortografia

Mappa completa sull’ortografia


Cari alunni/e di 3F, ecco le frasi da schematizzare per il 12 novembre (perché domani facciamo attività in preparazione a Roma, mentre mercoledì 5 SIAMO a Roma):

1. Se incontri Giulio, ricordagli che deve restituirmi il libro che gli ho prestato.
2. Pedalare é faticoso, ma mi piace moltissimo.
3. Poiché non era abituata a quel freddo, Michela si buscò un bel raffreddore.
4. Il circo ripartì in fretta, dimenticandosi alcuni animali nel boschetto vicino alla piazza.
5. Spedita la lettera, Giovanna tornò a casa, saltellando dalla gioia.
6. Scrivere é la mia passione da quando ero bambino.
7. La responsabilità é questione di maturità: o ce l’hai o non ce l’hai.
8. Ieri ho visto il telefilm nuovo, cioè ho seguito la puntata dall’inizio alla fine.
9. Non ho mangiato io la torta, quindi prenditela con qualcun altro!
10. Credi che sia stato io, oppure ritieni che possa essere stato Luigi?


Sintesi del periodo altomedievale

Sintesi del periodo altomedievale


Sintesi della storia della città di Roma

Sintesi della storia della città di Roma


Qualche anno fa Lorenzo Cherubini, cioè Jovanotti, ha scritto una canzone che egli stesso ha definito “un racconto”… Per me, in realtà, più che un racconto “La linea d’ombra” é una metafora: rappresenta il cambiamento onnipresente nella vita di tutti. É un po’ come se, ogni volta che ne ascolto il testo, mi trovassi davanti a uno specchio “magico”: inizialmente, sulla lastra di vetro vedo la mia immagine riflessa, poi, però, al posto mio compare una strada che si divide in due. Io ci entro, e percorro quella strada, fino al bivio, e poi… Mi rendo conto che prendere una strada precisa e percorrerla fino in fondo non é facile, eppure sembra proprio che questa sia la meta del nostro viaggio: imparare a scegliere chi vogliamo essere e fare tutto ciò che é in nostro potere per realizzare questo sogno. “Avanti tutta: questa è la rotta, questa è la direzione, questa è la decisione”.

Qui sotto riporto il testo scritto da Jovanotti: in questo modo sarà più agevole comprenderne il significato.

LA LINEA D’OMBRA

La linea d’ombra, la nebbia che io vedo a me davanti…
Per la prima volta nella vita mia mi trovo
a saper quello che lascio e a non saper immaginar quello che trovo.
Mi offrono un incarico di responsabilità:
portare questa nave verso una rotta che nessuno sa;
è la mia età a mezz’aria,
in questa condizione di stabilità precaria.
Ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto,
mi giro e mi rigiro sul mio letto,
mi muovo col passo pesante in questa stanza umida
di un porto che non ricordo il nome.
Il fondo del caffè confonde il dove e il come
e per la prima volta so cos’è la nostalgia, la commozione.
Nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione:
per ogni strappo un porto, per ogni porto in testa una canzone.
È dolce stare in mare quando son gli altri a far la direzione,
senza preoccupazione, soltanto fare ciò che c’è da fare
e cullati dall’onda notturna sognare
la mamma… il mare.

Mi offrono un incarico di responsabilità:
mi hanno detto che una nave c’ha bisogno di un comandante,
mi hanno detto che la paga è interessante
e che il carico è segreto ed importante.
Il pensiero della responsabilità si è fatto grosso:
è come dover saltare al di là di un fosso
che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato.
Saltare verso il tempo indefinito dell’essere adulto.
Di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura:
cosa sarò? dove mi condurrà la mia natura?
La faccia di mio padre prende forma sullo specchio,
lui giovane, io vecchio.
Le sue parole che rimbombano dentro al mio orecchio:
“La vita non è facile: ci vuole sacrificio!
Un giorno te ne accorgerai e mi dirai se ho ragione”.
Arriva il giorno in cui bisogna prendere una decisione
e adesso è questo giorno di monsone
col vento che non ha una direzione.
Guardando il cielo un senso di oppressione,
ma è la mia età dove si sa come si era e non si sa dove si va,
cosa si sarà, che responsabilità si hanno
nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto.
E attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera
dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera
ed ho paura di essere mangiato ed ho paura pure di mangiare.
Mi perdo nelle letture, i libri dello zen ed il Vangelo,
l’astrologia che mi racconta il cielo.
Galleggio alla ricerca di un me stesso
con il quale poter dialogare,
ma questa linea d’ombra non me la fa incontrare.

Mi offrono un incarico di responsabilità:
non so cos’è il coraggio, se prendere e mollare tutto,
se scegliere la fuga od affrontare questa realtà
difficile da interpretare ma bella da esplorare,
provare a immaginare cosa sarò
quando avrò attraversato il mare,
portato questo carico importante a destinazione,
dove sarò al riparo dal prossimo monsone.

Mi offrono un incarico di responsabilità:
domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire.
Getterò i bagagli in mare, studierò le carte
e aspetterò di sapere per dove si parte,
quando si parte e quando passerà il monsone dirò:
“Levate l’ancora, diritta, avanti tutta:
questa è la rotta, questa è la direzione, questa è la decisione”.

Da un punto di vista linguistico il testo presenta alcuni spunti interessanti, che, come avrai notato, sono evidenziati in grassetto: vi presento alcune domande che possono aiutare a coglierli efficacemente.

1. A cosa si riferisce, secondo te, l’autore, quando cita un “incarico di responsabilità”?
2. Secondo te cosa significa l’espressione “è la mia età a mezz’aria”?
3. Pensi sia grammaticalmente corretto scrivere “di un porto che non ricordo il nome”? Se no, come correggeresti la frase? Il messaggio è comunque comprensibile? Perché?
4. “Il fondo del caffè confonde”: cosa noti nel suono di queste parole?
5. Come possiamo interpretare l’espressione “per ogni strappo un porto”?
6. “Quando sono gli altri a far la direzione”: chi sono questi “altri” secondo te?
7. Quali sono “i tempi spensierati di un passato che è passato”? A cosa si riferisce l’autore?
8. Suggerisci una interpretazione per i seguenti versi:
“Arriva il giorno in cui bisogna prendere una decisione
e adesso è questo giorno di monsone
col vento che non ha una direzione”.
9. Quali responsabilità abbiamo verso gli esseri umani che ci vivono accanto? Quali parole della canzone te lo fanno capire?
10. “Ho paura di essere mangiato ed ho paura pure di mangiare”: a quale campo semantico è riferita questa espressione?
11. Di cosa trattano i libri dello zen? Cos’è lo zen?
12. Cosa intende l’autore con le parole “Galleggio alla ricerca di un me stesso
con il quale poter dialogare”?
13. “Quando avrò attraversato il mare”: nella realtà, come possiamo rendere questa metafora?
14. “Dove sarò al riparo dal prossimo monsone”: ma il monsone, se leggi tutta la canzone, è un elemento positivo o negativo?
15. Perché “gettare i bagagli in mare”? Non si dovrebbero mettere nella propria cabina?


Ecco la mappa del mito! Grazie ad essa ricordare le informazioni chiave di questo importante argomento sarà più facile e più divertente!

La mappa del mito

La mappa del mito


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