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L’anafora: il rimedio alle ripetizioni

Posted on: 2 ottobre 2014


Sintesi delle conoscenze relative al concetto di anafora testuale

Sintesi delle conoscenze relative al concetto di anafora testuale

La lingua scritta, diversamente dalla lingua parlata, cerca il più possibile di evitare le ripetizioni di termini identici, preferendo l’utilizzo di termini o espressioni sinonimiche, oppure servendosi di ellissi (cancellazioni, ove possibile, del termine che altrimenti sarebbe ripetuto), dando luogo alla possibilità di sottintendere alcuni elementi ricavabili da porzioni precedenti o successive del testo stesso, o dal contesto.
Ma come potrebbe apparire il testo, per esempio, di una favola, se lo scrittore decidesse di ripetere una parola senza mai cancellarlo né sostituirlo? Eccone un esempio in una favola di Leo Lionni (nel manuale che utilizziamo a scuola è a pag. 62), che ho riscritto (purtroppo abbruttendola!) per capire l’effetto di un testo poco o male lavorato, rispetto ad un testo che è stato rifinito dal suo autore.

Leo Lionni – Guizzino
Versione “alternativa”, predisposta per comprendere il concetto di anafora testuale

L’espressione ripetuta è evidenziata in neretto: il pesce Guizzino.

In un angolo lontano del mare viveva una famiglia di pesciolini tutti rossi. Un pesce di essi si chiamava Guizzino. Solo il pesce Guizzino era un pesce nero come una cozza. Il pesce Guizzino nuotava più veloce degli altri pesci. Un brutto giorno un grosso tonno, feroce e molto affamato, apparve tra le onde. In un solo boccone il grosso tonno ingoiò tutti i pesciolini rossi.
Solo il pesce Guizzino riuscì a fuggire. Il pesce Guizzino fuggì lontano. Il pesce Guizzino era spaventato e il pesce Guizzino si sentì un pesce molto solo e un pesce molto triste.
Ma il mare era pieno di sorprese e a poco a poco, nuotando il pesce Guizzino fra una meraviglia e l’altra, il pesce Guizzino tornò ad essere il pesce Guizzino felice.
Il pesce Guizzino vide una medusa piena dei colori dell’arcobaleno; il pesce Guizzino vide un’aragosta che si muoveva come una ruspa arrugginita; il pesce Guizzino vide pesci misteriosi che sembravano pesci tirati da fili invisibili; il pesce Guizzino vide una foresta di alghe che crescevano da caramelle variopinte; il pesce Guizzino vide un’anguilla così lunga che, a volte, si dimenticava la coda; e il pesce Guizzino vide anemoni di mare che ondeggiavano come palme nel vento.
Ed ecco che nell’ombra degli scogli e delle alghe il pesce Guizzino scoprì una famiglia di pesciolini rossi proprio come quelli del branco del pesce Guizzino.
“Andiamo a nuotare nel sole e a vedere il mondo” disse il pesce Guizzino felice.
“Non si può” risposero i pesciolini “i grandi tonni mangerebbero noi e anche te, pesce Guizzino”.
“Ma non si può vivere così, nella paura”, disse il pesce Guizzino, “bisogna pur che io, pesce Guizzino, o qualcun altro, inventi qualcosa”.
E il pesce Guizzino pensò, il pesce Guizzino pensò a lungo. E improvvisamente il pesce Guizzino disse: “Io, pesce Guizzino, ho trovato: io pesce Guizzino e voi pesciolini nuoteremo tutti insieme come il più grande pesce del mare”.
E il pesce Guizzino spiegò che lui, pesce Guizzino e tutti i pesciolini, dovevano nuotare vicini, il pesce Guizzino disse: “Io, pesce Guizzino, sono l’occhio”. E il pesce Guizzino e gli altri pesciolini nuotarono nel grande freddo del mattino e nel sole del mezzogiorno, ma, uniti, il pesce Guizzino e tutti gli altri pesciolini riuscirono a cacciare i grandi pesci cattivi.

Dal link qui di seguito, è possibile scaricare la versione per la stampa, da inserire nel quaderno di antologia.

Guizzino: versione alternativa (anafora)

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