Storia dei Longobardi


ROTARI, RE DEI LONGOBARDI

Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, FV, IV, 42, 45, VI, 1.

(A) Assunse il regno Rotari, della stirpe degli Arodi. Fu uomo di grande forza e seguì il sentiero della giustizia, ma non tenne la retta via nella fede cristiana e si macchiò della perfidia dell’eresia ariana. Perché gli Ariani sostengono, a loro rovina, che il Figlio è minore del Padre e che lo Spirito Santo è minore del Padre e del Figlio; invece noi cattolici professiamo che il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo sono un unico e vero Dio in tre Persone, con uguale potenza e stessa gloria. Ai suoi tempi in quasi ogni città del suo regno c’erano due vescovi, uno cattolico e l’altro ariano. Ancor oggi nella città di Ticino si mostra il luogo dove aveva il battistero il vescovo ariano, che risiedeva presso la basilica di Sant’Eusebio, pur essendo presente in città anche il vescovo della Chiesa cattolica. Tuttavia il vescovo ariano di Ticino, di nome Anastasio, si converti alla fede cattolica e resse poi la Chiesa di Cristo. Il re Rotari redasse in una serie di articoli scritti le leggi dei Longobardi, che si conservavano solo attraverso la memoria e l’uso, e ordinò di dare al codice il nome di Editto. Era ormai il settantasettesimo anno da quando i Longobardi erano venuti in Italia come attesta il re stesso nel prologo del suo Editto.

Il re Rotari, dunque, conquistò tutte le città dei Romani poste sulla costa, da Luni nella Tuscia fino al confine con i Franchi. Ugualmente prese e demolì Oderzo, che si trova tra Treviso e Cividale. Combatté contro i Romani di Ravenna presso il fiume dell’Emilia che è chiamato Scultenna. Nella battaglia caddero, dalla parte dei Romani, ottomila uomini e il resto volse la schiena in fuga. In quel tempo a Roma ci fu un grande terremoto e anche una grave inondazione, seguiti da un’epidemia di scabbia così forte che nessuno poteva riconoscere i propri morti per il loro spaventoso gonfiore.

Mentre avvenivano questi fatti tra i Longobardi al di là del Po, Romualdo, duca dei Beneventani, riunito un grande esercito, espugnò e prese Taranto e, allo stesso modo, sottomise al suo dominio Brindisi e tutta la vastissima regione circostante.

Sua moglie Teuderada, in quello stesso tempo, costruì fuori delle mura di Benevento una basilica in onore del beato apostolo Pietro e vi istituì un cenobio con molte ancelle di Dio.

Fonte: http://rm.univr.it/didattica/fonti/anto_ame/cap_V/V_4_it.htm

UNA PESTILENZA AL TEMPO DEI LONGOBARDI

Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, LIBER II, 4 (adattato)

Ai suoi tempi, in modo particolare nella provincia della Liguria, vi fu una gravissima pestilenza. Improvvisamente, infatti, per le case e per le porte, sul vasellame e sugli abiti apparivano delle macchie, che erano sempre più visibili se uno cercava di ripulirle. Passato un anno, nelle inguini degli uomini o in altre parti del corpo, cominciarono a spuntare delle ghiandole grandi come una noce o un dattero; e a esse seguiva il calore intollerabile della febbre, tale che in tre giorni un uomo moriva. Se qualcuno, invece, sopravviveva oltre il terzo giorno, poteva sperare di continuare  a vivere. Dappertutto c’erano lutti, dappertutto c’erano lacrime. Infatti, poiché  tra le persone girava la voce che chi fuggiva via non sarebbe morto per la malattia, le abitazioni erano deserte, abbandonate dai loro proprietari, e soltanto i cani le custodivano. Nei pascoli, rimanevano da sole le greggi, senza il pastore a sorvegliarle. Prima avresti visto villaggi e accampamenti piene di file di uomini, il giorno seguente ogni cosa era immersa nel silenzio profondo, perché tutte le persone erano fuggite. Fuggivano i figli, senza seppellire i cadaveri dei genitori [morti per la peste]; i genitori, che avevano dimenticato completamente la pietà, abbandonavano i figli che avevano la febbre alta. Se l’antico sentimento di pietà obbligava ancora qualche persona a seppellire il prossimo, rimaneva egli stesso insepolto; e mentre svolgeva quell’opera di pietà, era tolto via dal male; mentre offriva l’onore dovuto alla morte, la sua morte rimaneva senza alcun onore.

Potevi vedere il mondo riportato al silenzio delle sue origini: dai campi nessuna voce, nessun fischio di pastore, nessun pericolo di animali feroci tra il bestiame, nessun danno per  le galline, le anatre e gli altri volatili domestici. Il grano, poiché era già passato il tempo della mietitura, aspettavano intatte il contadino che le mietesse; la vigna sulla quale, cadute le foglie, l’uva rosseggiava, rimaneva intatta mentre l’inverno già si avvicinava.

Sia nelle ore del giorno sia in quelle della notte risuonava la tromba da guerra, da molti si udiva come il frastuono di un esercito. Nessuna traccia di viaggiatore, non si vedevano briganti, ma i cadaveri dei defunti si estendevano più in là di dove potesse giungere lo sguardo. I luoghi dei pastori si erano trasformati in tombe di uomini, le case delle persone erano diventate tane per le bestie.

PAROLE LONGOBARDE 

Astalin: tradimento
Morth: omicidio, assassinio compiuto di nascosto
Angargathungi: valore dell’uomo libero secondo i possedimenti di terra
Plodraub: furto di un cadavere di una persona assassinata
Grabworfin: furto dei beni di un defunto o del corpo del defunto stesso
Rairaub: furto dei beni di un cadavere e occultamento dello stesso
Wegworin: blocco sulla strada
Marhworfin: gettare a terra da cavallo qualcuno
Walupaus: violenza ingiusta contro un uomo libero
Pulslahi: ferita o percossa che lascia un livido
Ferquido: di pari valore
Stolesaiz: tesoriere
Fulboran: figlio legittimo
Threus: figlio naturale
Barba: zio paterno
Gairethinx: assemblea degli armati, atto giuridico compiuto davanti all’assemblea
Meta: dono nuziale
Noberca: matrigna
Thinx: donazione
Gisel: parente, testimone
lid in laib: va in eredità
launegild: prezzo, controvalore del dono

~ di diegocare su 9 febbraio 2018.

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