Come si realizza una mappa mentale per lo studio


Sintesi visiva delle regole per costruire una mappa ben formata

La realizzazione di una mappa o di uno schema per lo studio può avvenire in molti modi diversi, che si possono raggruppare in due tipologie ben precise:
1. schemi e mappe prodotte scrivendo e disegnando in modo casuale;
2. schemi e mappe realizzate seguendo una procedura specifica, data da un insieme ordinato di azioni che devono essere svolte in una precisa sequenza, e nel rispetto di alcune convenzioni strutturali.
A prescindere dalla bellezza del risultato finale, delle due possibilità io prediligo la seconda, per il semplice fatto che seguire un metodo con rigore garantisce più sicurezza sulla qualità del risultato. L’iter che conduce alla realizzazione di una mappa o di uno schema – cioè, in sintesi, di una rappresentazione grafica – è il seguente:

1. lettura e immaginazione;
2. suddivisione e selezione;
3. riduzione;
4. trasformazione;
5. disegno;
6. memorizzazione.

Start: lettura e immaginazione. Una mappa per lo studio ha come riferimento principale il libro di testo. Esso rappresenta la fonte a partire dalla quale ricaviamo le informazioni chiave di un certo argomento. Prima ancora di aprire l’astuccio alla ricerca di matita, gomma e temperino, dobbiamo usare il cervello, per immaginare il contenuto del capitolo che vogliamo sintetizzare nella nostra mente, proprio come se fosse un film. Questo è il segreto della comprensione! Ovviamente, per riuscire a compiere questa fase iniziale in modo semplice ed efficace, è opportuno leggere mentalmente, in silenzio: la lettura a voce alta, infatti, rischierebbe di compromettere la realizzazione del filmato mentale.

Studiare è una scelta: suddivisione e selezione! Terminata la prima lettura, che ci permette di farci un’idea (il film!) dell’argomento in questione, possiamo soffermarci – un paragrafo alla volta – sugli aspetti particolari di ciò che vogliamo mappare. Ciò che più conta, in questa fase, è la suddivisione del testo in porzioni più piccole rispetto all’intero paragrafo: così facendo, la nostra attenzione può concentrarsi su di un numero minore di dati, permettendoci di ottimizzare le nostre capacità.

La porzione più piccola cui possiamo fare riferimento è, in questo caso, il capoverso, cioè la porzione di testo compresa tra due punti a caporiga. All’interno del capoverso, possiamo trovare le informazioni chiave, ovvero quelle informazioni che costituiscono i dati irrinunciabili per spiegare parte del contenuto di un capitolo del libro di testo. Generalmente, i testi scolastici aiutano il lettore ad individuare le parole chiave scrivendole in grassetto.

Grazie a questo stratagemma, lo studente può autonomamente verificare di aver prodotto una mappa completa (contenente, cioè, tutte le informazioni chiave): gli basterà accertarsi che, in forma di parola o disegno, nella sua mappa o schema compaiano tutte le parole che, nel testo originario, sono evidenziate in grassetto.

La mente ha dei limiti: riduzione. L’individuazione delle parole chiave permette allo studente di risparmiare tempo e fatica: egli non sarebbe costretto, come capita a chi utilizza strategie di tipo uditivo (per esempio chi legge e ripete continuamente il testo), a ripetere la fatica della lettura. L’attenzione si focalizza su poche, utili informazioni: questo garantisce più rapidità e precisione nella fase di memorizzazione, e maggiore sicurezza in fase di esposizione orale.

Divertiamoci: trasformazione… Non tutte le menti riescono a memorizzare (mettere dentro la mente) e ricordare (cioè recuperare, tirar fuori dalla mente) con facilità le parole. Soprattutto quando sono scritte, e, pertanto, richiedono di essere inserite nella memoria per mezzo della vista (fotografia mentale). È, pertanto, opportuno, in tal caso, convertire le parole chiave in immagini o simboli, che permettano di sintetizzare un insieme di parole in un’unica struttura visiva. Un po’ come succede con i segnali stradali, quando ad un triangolo associamo la parola “pericolo”, o ad un cerchio rosso con due mezzelune blu al centro colleghiamo l’espressione “divieto di sosta”.

Il processo di trasformazione di un concetto verbale in un concetto grafico, in realtà, è un semplice stratagemma per ricorrere ai principi della memoria, così come conosciuti fin dai tempi degli antichi Greci e Romani: immaginazione e associazione. È proprio grazie all’immaginazione dei concetti (all’inizio capiti con il filmato mentale), che poi saranno convertiti in disegni sulla mappa, che avviene la memorizzazione rapida di informazioni complesse, anche astratte.

In pratica… disegno! Il penultimo passo consiste nella realizzazione vera e propria della mappa o dello schema. In questo caso, non serve essere vignettisti provetti: la bravura non è soltanto data dalla bellezza del disegno! Ciò che conta, invece, è la capacità di inventare simboli semplici e rapidi da memorizzare. E questa non è una capacità strettamente connessa all’abilità nel disegno: è più una capacità legata alla capacità di rendere astratti, immateriali, concetti che in realtà sono concreti. É la stessa capacità che consente ai bambini piccoli di rappresentare un camioncino come un rettangolo con due piccoli cerchi alla base (le ruote). In pratica, è l’abilità che chiamiamo astrazione.

Ce ne ricorderemo? Memorizzazione. La sola rappresentazione della mappa non garantisce che le informazioni si siano depositate nella nostra memoria a lungo termine (cioè quella parte della nostra mente che contiene i dati che ricorderemo per tutta la vita). In modo particolare per chi  affronta le interrogazioni in modo poco sereno, consiglio di terminare la procedura con una tecnica di memorizzazione. Esistono molti modi per memorizzare un contenuto visivo come uno schema o una mappa. Il primo e più scontato è la mnemotecnica nota come fotografia mentale. Altre tecniche saranno presto disponibili in questo blog come alternative alla principale strategia per memorizzare immagini.

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