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•2 ottobre 2009 • Lascia un commento

Benvenuti nel Blog di Diego Carestiato

In preparazione

 

Storia dei Longobardi

•9 febbraio 2018 • Lascia un commento

ROTARI, RE DEI LONGOBARDI

Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, FV, IV, 42, 45, VI, 1.

(A) Assunse il regno Rotari, della stirpe degli Arodi. Fu uomo di grande forza e seguì il sentiero della giustizia, ma non tenne la retta via nella fede cristiana e si macchiò della perfidia dell’eresia ariana. Perché gli Ariani sostengono, a loro rovina, che il Figlio è minore del Padre e che lo Spirito Santo è minore del Padre e del Figlio; invece noi cattolici professiamo che il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo sono un unico e vero Dio in tre Persone, con uguale potenza e stessa gloria. Ai suoi tempi in quasi ogni città del suo regno c’erano due vescovi, uno cattolico e l’altro ariano. Ancor oggi nella città di Ticino si mostra il luogo dove aveva il battistero il vescovo ariano, che risiedeva presso la basilica di Sant’Eusebio, pur essendo presente in città anche il vescovo della Chiesa cattolica. Tuttavia il vescovo ariano di Ticino, di nome Anastasio, si converti alla fede cattolica e resse poi la Chiesa di Cristo. Il re Rotari redasse in una serie di articoli scritti le leggi dei Longobardi, che si conservavano solo attraverso la memoria e l’uso, e ordinò di dare al codice il nome di Editto. Era ormai il settantasettesimo anno da quando i Longobardi erano venuti in Italia come attesta il re stesso nel prologo del suo Editto.

Il re Rotari, dunque, conquistò tutte le città dei Romani poste sulla costa, da Luni nella Tuscia fino al confine con i Franchi. Ugualmente prese e demolì Oderzo, che si trova tra Treviso e Cividale. Combatté contro i Romani di Ravenna presso il fiume dell’Emilia che è chiamato Scultenna. Nella battaglia caddero, dalla parte dei Romani, ottomila uomini e il resto volse la schiena in fuga. In quel tempo a Roma ci fu un grande terremoto e anche una grave inondazione, seguiti da un’epidemia di scabbia così forte che nessuno poteva riconoscere i propri morti per il loro spaventoso gonfiore.

Mentre avvenivano questi fatti tra i Longobardi al di là del Po, Romualdo, duca dei Beneventani, riunito un grande esercito, espugnò e prese Taranto e, allo stesso modo, sottomise al suo dominio Brindisi e tutta la vastissima regione circostante.

Sua moglie Teuderada, in quello stesso tempo, costruì fuori delle mura di Benevento una basilica in onore del beato apostolo Pietro e vi istituì un cenobio con molte ancelle di Dio.

Fonte: http://rm.univr.it/didattica/fonti/anto_ame/cap_V/V_4_it.htm

UNA PESTILENZA AL TEMPO DEI LONGOBARDI

Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, LIBER II, 4 (adattato)

Ai suoi tempi, in modo particolare nella provincia della Liguria, vi fu una gravissima pestilenza. Improvvisamente, infatti, per le case e per le porte, sul vasellame e sugli abiti apparivano delle macchie, che erano sempre più visibili se uno cercava di ripulirle. Passato un anno, nelle inguini degli uomini o in altre parti del corpo, cominciarono a spuntare delle ghiandole grandi come una noce o un dattero; e a esse seguiva il calore intollerabile della febbre, tale che in tre giorni un uomo moriva. Se qualcuno, invece, sopravviveva oltre il terzo giorno, poteva sperare di continuare  a vivere. Dappertutto c’erano lutti, dappertutto c’erano lacrime. Infatti, poiché  tra le persone girava la voce che chi fuggiva via non sarebbe morto per la malattia, le abitazioni erano deserte, abbandonate dai loro proprietari, e soltanto i cani le custodivano. Nei pascoli, rimanevano da sole le greggi, senza il pastore a sorvegliarle. Prima avresti visto villaggi e accampamenti piene di file di uomini, il giorno seguente ogni cosa era immersa nel silenzio profondo, perché tutte le persone erano fuggite. Fuggivano i figli, senza seppellire i cadaveri dei genitori [morti per la peste]; i genitori, che avevano dimenticato completamente la pietà, abbandonavano i figli che avevano la febbre alta. Se l’antico sentimento di pietà obbligava ancora qualche persona a seppellire il prossimo, rimaneva egli stesso insepolto; e mentre svolgeva quell’opera di pietà, era tolto via dal male; mentre offriva l’onore dovuto alla morte, la sua morte rimaneva senza alcun onore.

Potevi vedere il mondo riportato al silenzio delle sue origini: dai campi nessuna voce, nessun fischio di pastore, nessun pericolo di animali feroci tra il bestiame, nessun danno per  le galline, le anatre e gli altri volatili domestici. Il grano, poiché era già passato il tempo della mietitura, aspettavano intatte il contadino che le mietesse; la vigna sulla quale, cadute le foglie, l’uva rosseggiava, rimaneva intatta mentre l’inverno già si avvicinava.

Sia nelle ore del giorno sia in quelle della notte risuonava la tromba da guerra, da molti si udiva come il frastuono di un esercito. Nessuna traccia di viaggiatore, non si vedevano briganti, ma i cadaveri dei defunti si estendevano più in là di dove potesse giungere lo sguardo. I luoghi dei pastori si erano trasformati in tombe di uomini, le case delle persone erano diventate tane per le bestie.

PAROLE LONGOBARDE 

Astalin: tradimento
Morth: omicidio, assassinio compiuto di nascosto
Angargathungi: valore dell’uomo libero secondo i possedimenti di terra
Plodraub: furto di un cadavere di una persona assassinata
Grabworfin: furto dei beni di un defunto o del corpo del defunto stesso
Rairaub: furto dei beni di un cadavere e occultamento dello stesso
Wegworin: blocco sulla strada
Marhworfin: gettare a terra da cavallo qualcuno
Walupaus: violenza ingiusta contro un uomo libero
Pulslahi: ferita o percossa che lascia un livido
Ferquido: di pari valore
Stolesaiz: tesoriere
Fulboran: figlio legittimo
Threus: figlio naturale
Barba: zio paterno
Gairethinx: assemblea degli armati, atto giuridico compiuto davanti all’assemblea
Meta: dono nuziale
Noberca: matrigna
Thinx: donazione
Gisel: parente, testimone
lid in laib: va in eredità
launegild: prezzo, controvalore del dono

Arte e semiotica plastica

•19 dicembre 2017 • Lascia un commento

Mondrian – Oceano 5, 1915

Mondrian – Victory Boogie Woogie

Pollock – Blue Poles

Mirò – Il carnevale di Arlecchino

Kandinsky – Linea Trasversale

De Chirico – Love Song

Scaletta per l’analisi semiotica di un poster pubblicitario

•23 novembre 2017 • Lascia un commento

L’interpretazione nella semiotica visiva

LIVELLO DENOTATIVO

  • Cosa vedi? Quale scena rappresenta?
  • Quali sono gli elementi che riconosci in questa scena?

LIVELLO CONNOTATIVO

  • Quali sono i significati secondari dell’immagine nel suo insieme?
  • E quali sono i significati secondari per ciascun elemento?

TEMPO

  • Individuazione del tipo di movimento “bloccato”: definisci se è…
    • incoativo;
    • durativo;
    • terminativo;

AZIONE

– Qual è l’azione (o le azioni) rappresentata nell’immagine?

NARRATIVITÀ

– Ricostruzione della storia nascosta (analisi);

    • individua tutti gli attanti;
    • approfondisci il soggetto: individua la mancanza, la motivazione e il programma narrativo;
    • oggetto di valore (scopo dell’azione);
    • individua eventuali ostacoli e difficoltà;
    • la pubblicità rispetta lo schema narrativo canonico?
  • sintesi della storia nascosta (sintesi-scrittura): scrivila in breve.

ANCORAGGIO

  • È presente un ancoraggio?
  • Qual è il suo valore?
  • La pubblicità rappresenta uno scherzo visivo?

MECCANISMI RETORICI VISIVI

  • È presente una metafora?
  • Dove? Come fai a saperlo?
  • Qual è il suo valore?
  • È presente una metonimia?
  • Dove? Come fai a saperlo?
  • Qual è il suo valore?

PARADOSSO

Qual è il paradosso di questa pubblicità?

Sintesi relativa al concetto di narratività

3F – Frasi di analisi del periodo in preparazione alla verifica di martedì 14 novembre

•7 novembre 2017 • Lascia un commento

Esercizio 1: identifica le proposizioni principali
1. Sebbene piovesse a dirotto e non avesse l’ombrello, Laura corse fuori per recuperare la borsetta che le era caduta in mezzo alla strada.
2. Terminata la gara, l’atleta vincitore salì sul podio e fu premiato per il risultato incredibile.
3. Non diciamo nulla a Jake, poiché si arrabbierebbe moltissimo e ci odierebbe a morte.
4. Vorreste venire a casa mia domani sera per guardare un film dell’orrore?
5. Prendimi il cappotto e non osare nemmeno aprire bocca, perché verrai comunque dai nonni con noi.

Esercizio 2: determina quale tipo di proposizione principale è presente in ciascuna frase
1. Dopo l’acquazzone, Mario era partito in bicicletta per raggiungere suo cugino Tobia.
2. Credi veramente che tutto quello che ti racconta tua zia Clorinda corrisponda a verità?
3. Dopo quello che hai fatto, non permetterti di discutere con me!
4. Mi piacerebbe moltissimo vivere alle Hawaii, ma non posso permettermelo!
5. Fermati subito, o finirai dentro a quel tombino aperto!

Esercizio 3: Realizza lo schema di ciascuna frase complessa
1. Vedrai che andrà tutto bene!
2. Se verrai in vacanza con me, ti prometto che ci divertiremo un sacco!
3. Dopo che avremo mangiato la pizza, potremmo andare a fare una passeggiata, oppure guardare un film.
4. Diciamo che avrei preferito un weekend di sole, non questo temporale cupo!
5. Avendo perduto il portafoglio, Luca non potè pagare la cena ai suoi amici, pertanto finì a lavare i piatti del ristorante per una settimana intera.

Enzo e il minotauro

•26 ottobre 2017 • Lascia un commento

Ecco il testo della fiaba scritta in classe: ogni alunno dovrà completarla seguendo la scaletta condivisa sul quaderno di italiano.

 

ENZO E IL MINOTAURO

C’era una volta un ragazzo di nome Enzo, che viveva in un villaggio circondato dalla foresta. Era zoppo al piede sinistro e non era molto bravo a tirare con la fionda: non riusciva a colpire quello che voleva, perché sbagliava sempre mira. Era orfano di entrambi i genitori. Da piccolo, egli era andato al fiume e aveva perduto il proprio orsacchiotto, donatogli dal padre prima di morire. Lo aveva visto portare via dalla corrente e aveva sofferto molto la sua mancanza.

Un giorno il villaggio fu colpito da un problema: ci fu una gravissima carestia. Gli abitanti decisero di andare a recuperare del cibo nella foresta, ma in quella foresta viveva un terribile minotauro che si cibava di carne umana. Quando essi entravano nella foresta, non facevano più ritorno al villaggio.

Il capo-villaggio, allora, decise di mandare qualcuno a ucciderlo. Avrebbe donato la mano di sua figlia all’eroe che avesse portato il corpo del minotauro, defunto, al villaggio. Nessuno si offrì volontario per l’impresa, tranne Enzo, che voleva dimostrare a tutti il suo valore. Il villaggio si mise a ridere, perché lo considerava un incapace. Il capo-villaggio, invece, non avendo altre possibilità, pur deridendolo, decise di dargli un’occasione: gli affidò la missione.

Quando Enzo partì, non avendo denaro, portò con sé solo la sua fionda, costruita da sé con materiali di fortuna. Cammina, cammina, s’inoltrò nella foresta e individuò le impronte dell’orrenda creatura. Decise di seguirle, e giunse fino al suo nascondiglio: si mimetizzò tra le foglie e si sporse per osservare cosa il mostro stesse facendo. Lo vide annusare l’aria… questo non prometteva nulla di buono! Enzo si mise in allerta. All’improvviso, il minotauro diresse lo sguardo verso il piccolo eroe, e iniziò a osservarlo. Poi, cominciò ad avanzare lentamente verso di lui… Enzo si mise a correre velocemente, terrorizzato dalla paura, ma, essendo zoppo, inciampò su un ramo, sbatté la testa e svenne. Il minotauro stava per raggiungerlo, quando arrivò il gatto con gli stivali, dotati di propulsore jet di ultima generazione: egli prese Enzo per un piede e lo sottrasse alle fauci dell’orribile mostro.

Il gatto stava portando Enzo alla città delle nuvole, ma, proprio quando il nostro eroe stava per risvegliarsi, lo fece sbattere con la testa contro la punta di un albero. E subì una perdita temporanea di memoria. Tornato cosciente, si guardò intorno e scoprì di non trovarsi più nella foresta: pensò di essere all’interno di un sogno. O forse era giunto in Paradiso, dopo che il Minotauro se l’era “pappato”… Quando il gatto si pose sopra il suo viso, dopo una rapida serie di sberle, Enzo capì che il gatto era reale.

Deissi

•5 ottobre 2017 • Lascia un commento

Sintesi relativa alla deissi

Esercizio sulla catena anaforica – 3F

•3 ottobre 2017 • Lascia un commento

Sintesi delle conoscenze relative al concetto di anafora testuale

Leggi il seguente brano di F. Brown, e individua la catena anaforica dei seguenti antecedenti:

Antecedente 1: Ralph NC-5
Antecedente 2: gli indigeni

L’errore semantico

Ralph NC-5 sospirò di sollievo quando inquadrò sullo schermo il quarto pianeta di Arturo proprio dove il calcolatore gli aveva detto che l’avrebbe trovato. Arturo IV era il solo pianeta abitato o abitabile della propria primaria, ed era a un bel po’ di anni luce dal sistema solare più vicino.
Aveva bisogno di cibo: aveva carburante e acqua a sufficienza, ma su Plutone i magazzinieri si erano sbagliati nel rifornire il suo ricognitore e poi, stando al manuale spaziale, gli indigeni erano amichevoli. Gli avrebbero dato tutto quanto avesse chiesto.
Su questo punto, il manuale era molto preciso. Non appena predisposti i comandi sull’atterraggio automatico, rilesse il breve paragrafo sugli arturiani.
“Gli arturiani – lesse – sono inumani ma molto amichevoli. Un pilota che atterri qui deve solo chiedere quello che vuole, e questo gli viene dato prontamente; gratis e senza discussioni.
La comunicazione con loro, tuttavia, deve avvenire mediante carta e matita, poiché non possiedono organi vocali né organi dell’udito. Sanno comunque leggere e scrivere l’inglese con notevole bravura”.
Con l’acquolina in bocca, Ralph NC-5 cercò di decidere cosa avrebbe mangiato per primo, dopo due giorni di digiuno completo preceduti da cinque giorni di razioni ridotte. Era da una settimana che si era accorto dell’errore dei magazzinieri nel rifornirgli la cambusa.
Cibi, cibi meravigliosi s’inseguivano nella sua mente.
Atterrò. Gli arturiani erano una dozzina, ed erano decisamente inumani: alti quattro metri, avevano sei braccia e un colorito cremisi fiammante. Gli si avvicinarono, e il loro capo si inchinò e gli porse carta e matita.
All’improvviso seppe cosa desiderava veramente: lo scrisse in fretta e restituì il blocco, che gli arturiani si fecero passare l’un l’altro.
Lo afferrarono senza preavviso e gli immobilizzarono le braccia, poi lo legarono a un palo attorno al quale stavano ammassando legna e sterpi. Uno di essi accese il fuoco.
Urlò le proprie proteste, ma non c’erano orecchie che potessero raccoglierle. Urlò di dolore, e poi smise di urlare.
Il manuale spaziale non aveva mentito, poiché è vero che gli arturiani leggono e scrivono l’inglese con notevole scioltezza, ma trascurava di aggiungere che incorrevano in una elevatissima quantità di errori di comprensione, e Ralph NC-5 aveva commesso l’errore di chiedere proprio della carne freschissima, e per di più ben cotta.

Passi di: AA.VV. “Cosmolinea B-2 (Urania)”. iBooks. https://itunes.apple.com/it/book/cosmolinea-b-2-urania/id648227901?mt=11